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Le spese militari nel mondo

Secondo il rapporto annuale pubblicato il 14 aprile dallo Stockholm international peace research institute (Sipri), nel 2013 le spese militari nel mondo sono state pari a 1.747 miliardi di dollari, l’1,9 per cento in meno rispetto al 2012.

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(Fonte: Sipri)

Il calo nel 2013 è dovuto soprattutto alla riduzione del 7,8 per cento del budget della difesa degli Stati Uniti rispetto all’anno precedente legata al quasi totale ritiro degli USA dall’Iraq e dall’Afghanistan.  Gli Stati Uniti restano comunque il paese con la spesa militare più alta al mondo, 640 miliardi di dollari, pari al 37 per cento del totale e superiore a quella degli altri primi nove paesi messi insieme. Alla luce degli ultimi avvenimenti (ritorno di migliaia di soldati in Irak ed i bombardamenti per la cosiddetta lotta all’ISIS) c’è da stare certi che questa riduzione sarà rapidamente recuperata.

Anche in Europa occidentale, secondo il rapporto, le spese militari sono in calo (-2,4 per cento). Fa eccezione solo la Germania, che ha speso il 2 per cento in più rispetto al 2012.  Non è un caso che il Premio Nobel della Pace Obama, insieme al Segretario della Nato, ha richiamato tutti i leaders europei a portare la spesa militare ad almeno il 2 per cento del PIL.

Come a dire: non siamo più disposti ad accollarci il grosso dei costi del mantenimento “dell’ordine internazionale” di cui anche voi beneficiate.

In quasi tutto il resto del mondo, invece, le spese militari sono in aumento. Il bilancio della Cina è cresciuto del 7,4 per cento fino a raggiungere i 188 miliardi di dollari, l’11 per cento del totale.

Anche la Russia ha aumentato le sue spese militari (+4,8 per cento), e,  per la prima volta dal 2003, il rapporto tra spese militari e prodotto interno lordo ha superato quello degli Stati Uniti.

In Medio Oriente le tensioni regionali continuano a gonfiare i bilanci militari. La spesa nella regione è salita del 4 per cento rispetto al 2012, ma il dato non include Iran, Qatar, Siria, Emirati Arabi Uniti e Yemen, che non hanno fornito cifre per il 2013. L’Arabia Saudita ha addirittura superato Regno Unito, Giappone e Francia diventando la quarta potenza al mondo per valore delle spese militari (+118 per cento rispetto al 2004).

La crescita relativa di proporzioni maggiori si è registrata in Africa: +8,3% nel 2013, quasi 45 miliardi di dollari. Il Ghana ha raddoppiato le spese, mentre l’Algeria ha continuato la sua crescita fino a diventare il primo Paese africano a superare i 10 miliardi di assegnazione di fondi.

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Come mostra la tabella sui 15 maggiori “spender” militari, l’Italia si colloca all’ undicesima posizione con   budget della difesa  pari a 32 miliardi di dollari

Secondo il rapporto del SIPRI la spesa militare italiana sarebbe in diminuzione. In realtà, i dati presi in considerazione non tengono conto di tutte le altre spese riconducibili alla Difesa ma collocate in altri capitoli del bilancio dello Stato (es. le spese per i sistemi d’arma che sono finanziate dal Ministero dello Sviluppo Economico o le missioni internazionali che sono a carico del Ministero dell’Economia).

Calcolando gli stanziamenti extra-bilancio della Difesa, l’Italia arriva ad una spesa militare che può essere “stimata” in  circa 40 miliardi di dollari.

Nel 2013, ad es., sono aumentati in modo clamoroso rispetto all’anno precedente i fondi per l’acquisto di armamenti: complessivamente 5,5 miliardi di euro, grazie al contributo del ministero dello Sviluppo Economico che ha messo a disposizione 2.182 milioni per comprare sistemi militari. Gran parte di questi soldi servono per finanziare l’acquisto dei caccia europei Eurofighter.

Dopo la denuncia dei movimenti, molto si è discusso sull’enormità dei costi del Lockheed F-35 con

tanto di ipocrite dichiarazioni di contrarietà da parte di quegli stessi partiti che quell’acquisto hanno

deciso e con una deliberazione del Parlamento che nei fatti non ne annulla l’acquisto. Ma i 12 miliardi di euro stimati per gli F35 diventano bruscolini se rapportati ai 21,1 miliardi di euro previsti per gli Eurofighter e le decine di miliardi stanziati per gli altri programmi di acquisti pluriennali.

I 15 paesi con le spesa militare più alta:

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A questa enormità di fondi che da sola basterebbe a garantire un salario a tutti, ad accrescere le spese sanitarie ed a garantire una scuola gratuita per tutti, vanno aggiunte le spese per le missioni internazionali.

Nel 2011, in base ai dati della Difesa, erano 30 le missioni in ben 27 paesi con 8.181 militari impegnati, di cui oltre la metà operativi in Afganistan. Negli ultimi anni la spesa media annuale per queste cosiddette missioni è stata di circa 1,5 miliardi di euro con significativi aumenti in occasione di nuovi aggressioni ad altri stati.

Nel caso dell’intervento italiano in Libia nel 2011, nei primi tre mesi furono spesi 700 milioni; il solo utilizzo della Portaerei Garibaldi è costato circa 135.000 euro al giorno per la sua gestione.

Secondo il Ministero degli Interni, per l’intervento in Libia il governo ha speso oltre 1 miliardo di euro. Da questo conto sono esclusi i costi degli ordigni sganciati.

La presenza italiana in Afghanistan, è costata finora 4 miliardi e 150 milioni di euro. Anche in

questo caso nella cifra non sono incluse le spese per munizioni ed altre dotazioni da combattimento.

Queste spese, infatti, non rientrano negli stanziamenti per le missioni decisi dal Parlamento ogni

sei mesi, ma sono extra: misure urgenti, incluse nel bilancio ordinario del ministero della Difesa così come altri esborsi per il sostegno delle operazioni internazionali.

Nel 2011, ad es., per rimpiazzate i colpi esplosi in soli dodici mesi durante i combattimenti in

Afghanistan, sono state acquistate oltre 59 milioni di pallottole, 22 mila granate, 832 razzi portatili, 2.630 bombe da mortaio pesante, 32 mila munizioni per fucili da cecchino, decine di migliaia di proiettili per i cannoni degli elicotteri d’assalto e dei blindati, per una spesa complessiva di oltre 113 milioni.

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(Fonte: Sipri)

Se la spesa militare è aumentata soprattutto fuori dagli USA ed Europa, la maggior parte del know how  e della produzione dei sistemi d’armamento sono collocate in quest’area del mondo.

Nella lista delle prime 100 aziende mondiali del settore bisogna arrivare alla posizione 25 per trovare una ditta fuori da questi confini. La holding italiana Finmeccanica è tra le prime dieci aziende produttrici di armi al mondo. La vendita di armi delle cento più grandi aziende del settore al mondo ha fatto registrare un incremento del 60% in termini reali dal 2002 al 2010, anno in cui ha raggiunto i 406 miliardi di dollari. Nel  2011, dopo l’attacco alla Libia, il direttore generale della MBDA (la compartecipata europea dei missili, nel capitale c’è pure Finmeccanica), Antoine Bouvier, dichiarò:  “abbiamo ricevuto un feedback ( traduzione: i profitti ottenuti con il massacro di centinaia di migliaia di persone) molto positivo da parte delle campagne militari in Afghanistan, Libia e Costa d’Avorio, sulla MBDA attrezzature e il supporto fornito per le forze armate”.

Dopo il 2011 c’è stata la “guerra” in Siria, le diverse offensive di Israele contro Gaza, l’intervento francese in Mali, la manomissione dell’occidente ed i combattimenti in Ucraina, la repressione in Egitto, ecc.

Il feedback è stato ancora più positivo ed anche per il futuro gli affari armati andranno a gonfie vele.

 

Testo di Antonietta (Napoli No War)